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Amore, Lussuria, Morte, ovvero il Processo di Antonio Bianco (incompleto): Amore, Lussuria, Morte, ovvero il Processo di Antonio Bianco (incompleto)

Amore, Lussuria, Morte, ovvero il Processo di Antonio Bianco (incompleto)
Amore, Lussuria, Morte, ovvero il Processo di Antonio Bianco (incompleto)
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table of contents
  1. Amore, Lussuria, Morte
    1. III.
    2. IV.
    3. V.
    4. VI.
    5. VII.
    6. VIII.

Amore, Lussuria, Morte

OVVERO

IL PROCESSO DI ANTONIO BIANCO

Romanzo Storico di

B. CIAMBELLI.

—Andiamo a ballare, e domani sera se verrete nella ficaia discorreremo. Per ora ritorniamo al ballo.1

Bianco e Drusiana ritornarono al tendone proprio nel momento che da ogni parte si levavano grida di gioia, applausi e acclamazioni.

—Che cosa è stato?—domandò Drusiana ad una sua amica.

—È arrivato da Salerno niente meno che Don Gabriele.

—È arrivato Don Gabriele?—ripeté Drusiana facendosi di fuoco in volto.

—Sì, più bello di prima; vestito da soldato e tutto in lusso.

—Dove è andato?

—Vi preme molto Don Gabriele?—disse con un fil di voce Antonio.

—Certo, è figlio della padrona; e poi tutti lo vedono volentieri. Ah! eccolo lì, che balla con la figlia del farmacista. Come ballano bene!

Sì, ballava bene quella coppia di giovani, tanto bene che gli altri ballerini eransi ritirati per lasciare ad essi libero il campo e poterli ammirare.

Quando il valtzer terminò, gli applausi salutarono la coppia; Don Gabriele accompagnò con galanteria la sua dama vicino ai genitori di lei; poi, si confuse fra la folla, trattenendosi a parlare con le ragazze alle quali toccava il ganascino, e faceva delle amichevoli carezze.

Le conosceva tutte, e nei sei mesi che era stato alla città non le aveva dimenticate, si erano fatte più belle, più fresche, tanto che a loro confronto le smorfiose delle cittadine non valevano nulla. Quella era carne fresca e dura! In città invece, era di moda il pallido, le ragazze sembravano di cera molle!

E lui non dimenticava le stelle del suo paese, e quando poteva lasciare la caserma correva a casa.

Don Gabriele diceva tutto ciò ridendo, scherzando, dispensando strette di mano agli uomini e carezze alle donne.

Quando Don Gabriele si trovò dinanzi a Drusiana si arrestò bruscamente, le sue guancie divennero più rosse, e il suo dire si fece meno allegro, meno affrettato, ciò non per tanto, disse:

—Per San Nicola, dove vi eravate ficcata Drusiana, voi una ballerina instancabile stare tanto lontana dal tendone?

—Venivamo io e Bianco per ballare, ma poi il posto era preso da voi e dalla figlia del farmacista,—rispose Drusiana con una certa amarezza.

—Bravo Bianco,—disse Don Gabriele,—hai scelto una bella compagna per ballare, e se non ti dispiacesse chiederei io pure di fare un ballo con lei.

—Don Gabriele,—rispose Bianco che erasi fatto pallidissimo,—se la Drusiana acconsente...

—Altro che acconsento,—interruppe la fanciulla,—non fosse altro che per far vedere alla farmacista, che so ballare quanto, e meglio di lei!

Ciò detto Drusiana lasciò il braccio di Bianco, e prese quello di Don Gabriele col quale si diresse al luogo del ballo.

Bianco restò impalato al suo posto, come se fosse stato tramutato in una statua; a scuoterlo venne in buon punto il suo amico Augusto che gli mormorò:

—Ebbene, cosa ti prende ora? Sei geloso di Don Gabriele?

Bianco strinse forte il braccio dell’amico e con voce sibilante disse:

—Geloso?... No... se lo fossi... farei una pazzia.

—Via, levati le ubbie dalla testa—rispose Augusto,—Don Gabriele non sposerà mai Drusiana.

—Chi lo sa?

—Ma egli è ricco, nobile, figurati se la famiglia gli permetterebbe di sposare la figlia di una serva di casa.

Le ragazze ti guardano e ridono nel vederti con gli occhi fissi come se tu li avessi di vetro.

Bianco sospirò e non rispose.

—Vieni via di qua Antonio, diventi ridicolo,—ciò detto lo trasse via per mano come un bambino.

Gabriele e Drusiana seguitavano a ballare in mezzo ad un mormorio di approvazione; quando l’orchestra tacque i due giovani rossi come il fuoco, col sudore che gocciolava loro dalla fronte andarono a bere dei rinfreschi.

Gabriele colto il momento opportuno mormorò a Drusiana:

—Ho un permesso di quarantotto ore, e prima di partire vorrei vederti.

Drusiana chinò il capo e non rispose:

—Ebbene,—insisté Gabriele,—hai perso la favella?

—È che... volle dire Drusiana.

—Cosa?—interruppe Gabriele al quale saliva il sangue al capo,—è per te che sono venuto.

—Non gridate Don Gabriele, la gente può sentire.

—Me ne infischio io della gente. E se vuoi che non gridi dimmi quando potrò vederti.

—Non so...

—Lo so io; trovati alle due del mattino all’angolo del muro di cinta della canonica...

—Don Gabriele cosa mi chiedete mai!

—È d’uopo che ti veda e che ti parli. Ci sarai?

Drusiana titubò alquanto e poi disse:

—Ci sarò.

Gabriele ebbe un lampo di trionfo negli occhi.

I due giovani bevvero delle limonate, mangiarono dei fichi freschi e poi ritornarono a ballare.

Il vedere che Gabriele stava di continuo con Drusiana svegliò la gelosia delle altre ragazze, che cominciarono a fare spalluccie e mormorare:

—Quella stupida, dal naso arricciato, incanta la gente con le sue mosse libere, le sue occhiate da civetta! era uno scandalo, avrebbero dovuto cacciarla via dal ballo. Lei non era certo degna del vestito bianco che indossava alla processione, su quel vestito vi erano certe macchie...; se ne sapeva di quelle della Drusiana, che tre pelavano un cane.

Già avrebbe finita male; e così doveva essere, sua madre era stata una poco di buono, la figlia non poteva far torto alla genitrice...

Queste e altre cose ancora dicevano le amiche della Drusiana livide di rabbia e d’invidia.

III.

Quando Augusto e Bianco furono lontani dal ballo questi mormorò:

—Era così contento; doveva proprio capitare quel Don Gabriele!

—T’ho capito, tu sei geloso del bel Gabriele.

—Non hai visto quante attenzioni ha per la Drusiana?

—E per questo? Oh guarda un poco, che si dovrà essere scontrosi con le ragazze!

—Ci balla...

—E tu pure ci hai ballato.

—Augusto, sento che Gabriele mi porterà via Drusiana!

Augusto dette in una gran risata e poi continuò:

—Credi proprio sul serio che Don Gabriele si sposerebbe Drusiana?

—Chi lo sa!

—Sei matto da legare; Drusiana sarà tua moglie se la vuoi, ma non sarà mai sposa di Gabriele.

—Lo credi?

—Ne sono certo.

—Ma perché?

—Prima perché la famiglia Bertolino non acconsentirebbe mai a tale matrimonio; poi perché Don Gabriele ha ben altro per la testa.

—Se fosse vero!

—È vero, arcivero.

—Augusto, tu mi rendi un poco di coraggio.

—Parlasti del tuo amore a Drusiana?

—Sì.

—E cosa ti rispose?

—Mi parve che quanto le diceva le facesse piacere, e mi disse che domani mi avrebbe risposto.

—Dunque vedi.

—Sì, ma se Gabriele le avesse fatta la sua dichiarazione certo sceglierebbe lui.

—Te lo ripeto, Don Gabriele non farà nulla di quanto pensi.

—Basta, domani saprò il mio destino....

—Drusiana ti dirà di sì, e sarà una disgrazia.

Bianco si arrabbiò, certo il suo amico l’aveva a morte con Drusiana e per questo la calunniava; non sarebbe stato più suo amico e lo lasciò senza neppure salutarlo.

Augusto scosse la testa e mormorò:

—Povero pazzo, va in cerca della felicità e invece troverà la rovina....

IV.

Quando Bianco ritornò al ballo, Drusiana lasciò il braccio di Gabriele e corse a lui allegra e festevole.

—Ebbene, Antonio dove eravate andato? vi avevo promesso l’ultimo ballo e devo andarmene.

Bianco felice come non lo era stato mai, cinse la vita della ragazza, e si slanciò nel turbine della danza.

Era tardi e tutti si affrettavano a godere dei pochi momenti che ancora restavano, per celebrare degnamente San Nicola, sicché il barraccone era affollatissimo, e i ballerini si urtavano, si spingevano, fra il gridio allegro delle donne e il mormorio degli uomini.

Anche Gabriele ballava con la figlia del farmacista, e parecchie volte urtò Drusiana e Bianco, la ragazza rideva di cuore a quelli urtoni, ma il giovane si faceva pallido e lanciava delle occhiate terribili.

Finalmente l’orchestra tacque, il ballo finì, e tutti si avviarono alle loro case, dovendo all’indomani essere per tempo nei campi, nei vigneti; poiché San Nicola non pensava a fare le faccende dei contadini.

Quando Bianco lasciò Drusiana le disse:

—Ricordatevi che mi avete promesso una risposta.

—E se io ve la dessi subito?—rispose Drusiana guardando fisso Bianco, che restò interdetto e palpitante.

—Ebbene non vi piace sapere ora se........

—Drusiana!—balbettò Bianco,—ho paura....

—Paura di che? Su; se mi volete proprio, venite a trovare la mamma, io dirò di sì.

Ciò detto la fanciulla fuggì via, lasciando Bianco in preda alla più gran gioia.

L’innamorato giovane aveva la testa in fiamme, non poteva andare a letto, tanto non avrebbe dormito, girò per il paese lieto come non lo era stato mai, e di quando in quando, cantava a squarciagola una canzonetta amorosa, e gli abitanti di Stella che l’udivano, pensavano, che Antonio avesse preso in onore di San Nicola, una sbornia solenne.

La notte era splendida, nel cielo neppure l’ombra di una nube, lontano, il mare scintillante sotto i raggi della luna, come un disco di argento i due torrenti, il Sele e il Latento, si scorgevano a volta a volta come nastri di lucido metallo che avvolgessero in giri capricciosi il colle dove sorge Stella.

Ma di quel magnifico spettacolo che avrebbe destata l’ammirazione e l’estro di un poeta, Bianco non vedeva nulla; perso nel suo amore, rapito nel sogno della sua felicità................

V.

L’orologio della Chiesa suonò le due ore, e subito dal lato sinistro della canonica si vide un’ombra nera avanzarsi con circospezione; pochi momenti dopo dalla parte opposta comparve una donna tutta vestita di bianco, da parere in distanza uno spettro uscito dal cimitero, che era alla destra della chiesa e mostrava dai cancelli rozze croci, le lapidi marmoree che coprivano le tombe.

L’ombra nera si avanzò verso la donna con le braccia tese.

—Attento Gabriele,—disse la donna,—vi è luce come di pieno giorno e potrebbero vederci.

—Vieni Drusiana giriamo dietro la canonica che vi è buio pesto.

La donna si lasciò condurre senza fiatare.

La canonica faceva proiettare la sua ombra sopra un vasto spazio dove Gabriele e Drusiana erano al riparo da ogni occhio indiscreto.

—Gabriele,—disse Drusiana,—sono venuta per dirvi che mi lasciate in pace, oramai la mia sorte è decisa.

—Cosa intendi dire?

—Io prendo marito.

—Prendi marito? E credi che io lo permetta, mi credi così sciocco da farmi soppiantare da un altro? Non mi conosci Drusiana!

—Ma infine; cosa volete che sia, la vostra ganza? Non mi potete sposare....

—Che ne sai tu!

—No, i vostri parenti non lo permetterebbero mai, farebbero casa del diavolo.

—Mia madre farà quanto desidero.

—No Gabriele, è impossibile che la figlia di Brigida entri in casa Bertolino, voi volete fare con la figlia ciò che vostro cugino fece con la madre.

—Drusiana, tu non parlasti sempre così, poco tempo fa mi dicesti, (qui allo stesso posto dove ora mi torturi), di amarmi.

—È vero, ma allora non sapeva tanti ostacoli....

—Chi ama, vince gli ostacoli.

Drusiana dimenò la testa in segno di dubbio.

—Dimmi, chi vuoi sposare?

—Cosa v’importa!

—Dimmelo.

—Bianco.

—Antonio?

—Sì, Antonio.

—Splendido matrimonio in fede mia!....

—Da par mia.

—Drusiana, di’ che non lo sposerai.

—Certo che lo sposerò, gli detti già la parola.

—Ebbene la ritirerai la tua parola, dirai che hai scherzato.

Drusiana non rispose. Gabriele l’afferrò per la vita e l’attrasse a se, e poi con ardore le mormorò:

—È vero che gli dirai che hai scherzato?.... Rispondi, non vedi che mi fai soffrire!

—Gabriele, dirò a Bianco che ho scherzato, se domani prima di partire mi chiederete in isposa a mia madre.

—Ti giuro che domani vedrò Brigida e le dirò che voglio sposarti.

Nel terminare di dire queste parole Gabriele posò le labbra su quelle di Drusiana, che gli restituì un bacio di fuoco.

A quel bacio altri ne seguirono, Gabriele arso dal desiderio di possedere la donna che amava, la stringeva forte, forte al seno; Drusiana si sentiva invadere da un dolce languore, ma lottava, si difendeva e mormorava:

—No.. Gabriele non voglio.. prima parlate a Brigida.. no, lasciatemi....

Ma erano parole gettate, Gabriele non udiva più nulla, la passione lo acciecava, avrebbe commesso un delitto, pure di avere completamente la donna che serrava fra le braccia.

I due giovani rotolarono sull’erba folta, umida di rugiada, Drusiana volle resistere, fece un ultimo tentativo e si abbandonò con un lungo sospiro.

............ ........ ...... ..

Da lungi giungeva allegra e giuliva la canzone di Bianco, che innalzava al cielo sereno, alla bianca luna, il canto della sua felicità.

VI.

Drusiana, la fanciulla tanto ardentemente desiderata da Bianco, posseduta da Gabriele il giovane più ricco ed elegante di Stella, non era bella; ma i suoi occhi castagni, grandi e brillanti circondati in permanenza da un cerchio nero, avevano qualche cosa di misterioso che attraeva, il naso schiacciato con le narici frementi, indicava una gran sensualità, la bocca larga con le labbra grosse procaci, svegliavano il desiderio di darle dei baci; il petto voluminoso, rialzato dal busto in uso nel salernitano, si ergeva quasi all’altezza del collo, la sua vita stretta faceva risaltare i fianchi opulenti che aveva il vizio di dondolare, mentre camminava, quasi che desiderasse che tutti notassero tanta abbondanza di carne.

Questo per il fisico. Moralmente Drusiana non poteva essere completamente un angelo, perché l’esempio in famiglia non fu buono. Nata a Massa Scusa, venne a Stella per seguire la madre sua Brigida, che rimasta vedova aveva trovato un posto di serva in casa Bertolino; Brigida ancora giovane non poté sopportare le privazioni della vedovanza e divenne l’amante di un parente di Bertolino e la Drusiana fu la testimone di quelli amori non legalizzati né dalla chiesa, né dal sindaco.

Le sue compagne ad ogni occasione le gettavano in faccia la colpa della madre, ed ella crebbe non rispettando la genitrice, la quale oramai non era più in diritto di darle dei buoni consigli.

Quando Drusiana si accorse che Gabriele Bertolino l’amava, calcolò quanto vantaggioso sarebbe per lei se un tale matrimonio, che l’avrebbe tolta alla miseria e resa la più invidiata delle fanciulle di Stella.

Se fosse divenuta Donna Bertolino, come si sarebbero mangiata l’anima le più superbe del paese, la figlia del Sindaco, del farmacista, del medico che la guardavano dall’alto in basso, che non l’avvicinavano mai, e non la volevano fra loro come se fosse un’appestata!

Gabriele giovane intelligente, ricco, fatto mira agli sguardi di tutte le fanciulle di Stella, non si sa perché erasi innamorato di Drusiana; mentre rimaneva indifferente innanzi ad altre donne belle, graziose, istruite e ricche.

Cosa mai aveva colpito la fantasia di Gabriele nel vedere Drusiana?

Egli stesso sul principio non poteva spiegarlo; ma il fatto era che quando incontrava Drusiana si sentiva preso dal desiderio ardente di abbracciarla, di baciarla, quasi di morderla su quelle labbra grosse, rosee, procacemente rovesciate.

Prima che egli andasse a fare l’anno del volontariato a Salerno, parlò del suo amore a Drusiana, essa sul principio restò sbalordita, poi si convinse che Gabriele parlava sul serio; e non resisté, quando egli alla vigilia della sua partenza per Salerno, le chiese un appuntamento dietro la canonica.

Gabriele in quella notte fu eloquente, parlò con fuoco del desiderio che lo divorava, Drusiana lo fece palpitare di gioia nel dirgli che lo amava; ma l’astuta fanciulla per quella notte ritornò dall’appuntamento casta e pura e Gabriele partì più innamorato che mai.

A Salerno in mezzo alla vita galante e allegra che menano i volontari di un anno, Gabriele non dimenticò Drusiana, e sì che le belle salernitane non sdegnavano di guardare il giovane volontario, elegantissimo nella sua divisa con le argentee filettature al colletto.

I volontari di un anno si sa che non conoscono neppure di nome la disciplina militare, per loro non suona la ritirata, o se suona è questione di andare a rispondere all’appello e poi escono dal quartiere e rientrano quando vogliono, i superiori non sono punto severi coi giovani di ricca famiglia, che spendono delle migliaia di lire per scansare di fare la dura vita del soldato di leva; Gabriele si divertiva adunque con i suoi compagni, al teatro, alle feste, nelle case galanti, ma in ogni luogo lo perseguitava la visione di Drusiana, e il desiderio si faceva sempre più acuto, tanto che domandò un permesso di ventiquattro ore per correre a Stella.

Il permesso gli venne accordato con molti stenti, era il periodo delle grandi manovre, tutta la divisione doveva di momento in momento mettersi in marcia per contrastare il passo al “Partito Nero” che si avanzava sotto gli ordini del generale Mezzacapo.

Il colonnello fece chiamare Gabriele e gli disse:

—So che il vostro paese è in festa oggi e mi dispiace a non potervi mandare subito, ma aspetto ordini di partenza di momento in momento, se questi ordini non verranno prima delle quattro vi autorizzo a partire a condizione che domani alle dieci rientrate in quartiere.

Gabriele promise al colonnello di fare quanto egli desiderava, ed aspettò ansiosamente che passassero le quattro per partire.

Non essendo venuto nessun ordine, Gabriele alle quattro e dieci minuti prendeva la via di Stella, dove lo abbiamo visto arrivare, nel momento in cui il ballo campestre era al suo apogeo, e abbastanza in tempo per dare un appuntamento a Drusiana, che quella notte lasciò dietro alla canonica i suoi fiori d’arancio.

VII.

Il lunedì mattina Drusiana si alzò assai tardi, i suoi occhi erano più brillanti che mai, e il cerchio nero appariva più marcato e profondo; appena vide la madre le disse:

—Venne nessuno a trovarvi?

—Sì.

—Chi?

—Bianco.

Drusiana alzò le spalle con disprezzo, e mormorò:

—Che vuole il sordo?—Questo era il soprannome di Bianco.

—Non lo sai? Eppure mi disse che tu gli dicesti di venire.

—Io, non me lo ricordo. Ma insomma cosa vi disse?

—Che vuole sposarti.

—Cosa gli rispondeste?

—Che non me ne intrigo, che sono affari tuoi.

—Benissimo, ci devo pensare io al marito da prendere.

—Eppure guarda che Bianco, non è un cattivo partito, è un lavoratore, e poi pare che ti voglia bene.

—Dunque credete che sia quanto di meglio havvi nel paese.

—No, non dico questo, ma....

—Un miserabile sarto!

—Cara mia che vorresti un possidente? Con la bella dote che hai sarà un poco difficile.

—Chi lo sa!

—Credi sempre in Gabriele?

—Perché no?

—Stupida, se vorrai essere la sua druda ti piglierà, ma sposarti non ci pensare neppure.

Drusiana alzò le spalle e non si degnò di rispondere.

La madre la guardò, sorrise ironicamente e scosse la testa dai capelli scarmigliati e arruffati.

Drusiana si lavò con cura e fece una toilette da festa, tanto che la madre le disse:

—Ma oggi è lunedì e bisogna lavorare. Non vai alla ficaia?

—No.

—Eppure abbiamo bisogno di guadagnare qualche soldo.

—Lavorerò domani.

—Ma chi aspetti?

—Qualcuno.

—Chi?

—E se non volessi dirvelo?

—Indovino. Aspetti Don Gabriele, ma spendi male il tuo tempo perché era sulla strada maestra questa mattina alle sei quando è partito e non mi ha neppure salutata.

—È partito? Ne siete ben sicura mamma?—gridò Drusiana con voce fremente, mentre il suo volto facevasi pallidissimo.

—Certo che è partito.

Drusiana non disse una parola e si ritirò nella sua camera; era al colmo del furore.

Si era fatto giuoco di lei, l’aveva presa a tradimento e poi la lasciava, non si degnava neppure di rivederla! Era troppo, e si sarebbe vendicata di quel traditore infame.

Mentre pensava ciò spogliava la veste da festa e metteva gli abiti da lavoro, e quelle vesti di tela grossa, dal colore sbiadito facevano risaltare più che mai le sue forme e specialmente i fianchi, i più belli di tutta Stella.

Quando Drusiana rivide la madre, le disse:

—Il sordo ha promesso di ritornare?

—Sì.

—Ebbene, io vado alla ficaia, se torna ditegli che sta bene, che ci sposeremo quando vuole.

La madre che aveva al certo capito ciò che passava nella testa della figlia si contentò di rispondere:

—Quando verrà farò l’ambasciata.

Drusiana passando per viottoli sassosi si recò alla ficaia, le sue compagne erano già sulle piante a cogliere i bei fichi maturi, che seccati poi al sole vengono venduti e sono uno dei principali rami di commercio del ricco e fertile Cilento.

Fra le fronde del fico le belle fanciulle mentre coglievano il frutto saporoso, parlavano della festa di S. Nicola e si raccontavano episodi intimi, scappatelle fatte con i loro innamorati fra un ballo all’altro; parlavano anche male di quella civetta di Drusiana, ma appena essa comparve le fecero una gran festa.

Credevano che fosse ammalata; aveva ballato tanto! Poi quel Gabriele doveva stancare a morirne perché soffocava fra le sue braccia le ragazze; tutto il contrario di Bianco che era delicato come una signorina.

Drusiana rispose distrattamente e si mise a lavoro.

Come le sembrò greve in quel giorno! Aveva sognato ben altro! Non per tanto fra poco la finirebbe, perché sposato Bianco non avrebbe più fatto la raccoglitrice di fichi.

Quando tornò a casa sua, la sera, trovò Bianco che l’aspettava, pallido, anzioso, tremante.

—Buona sera Antonio—le disse la ragazza.

—Buona sera Drusiana,—rispose con un fil di voce l’innamorato.

—Avete parlato con la mamma?

—Sì.

—E siete contento?

—Me lo domandate?

—A quando le nozze?

—Quando vorrete.

—Allora presto, perché le cose lunghe diventano serpi.

—In settembre adunque?

—Va bene è combinato, eccovi la mano.

Bianco strinse con forza la mano di Drusiana, e mormorò:

—Grazie, grazie!

La fanciulla ebbe un sorriso cattivo fra le labbra procaci, e non rispose. Mamma Brigida volle dare solennità alla cosa dicendo:

—Figli miei vi benedico....

A metà di settembre Drusiana divenne la moglie di Bianco ad onta che tutti i suoi amici lo sconsigliassero ad un matrimonio, che non gli avrebbe portato fortuna.

Ma Bianco era innamorato e non volle intendere né consigli, né raccomandazioni, e allorché il prete in chiesa ebbe benedetto gli sposi, e il sindaco in municipio terminò di legalizzare il matrimonio, egli fu il più felice dei mortali.

Lo sposo sebbene non ricco aveva fatto le cose a dovere e la cerimonia nuziale fu eseguita da una bella festicciuola e da un buon pranzo; la casa di Bianco restò affollata fino alla mezzanotte, poi i parenti e gli amici se ne andarono dopo averne dette di cotte e di crude, e augurate tante cose agli sposi, compreso un figlio maschio, dopo nove mesi a partire da quella sera.

Quando Bianco si trovò solo con Drusiana, le gettò le braccia al collo col delirio; la giovane sposa lasciò fare e si dette a lui senza amore sì, ma con violenza del suo temperamento sensuale, che aveva bisogno di sfogare bene o male la passione dei sensi.

Bianco prese il desiderio dei sensi per amore, e si credette il più fortunato, il più invidiabile dei mortali....

L’indomani quando la madre, secondo l’uso visitò la figlia, le domandò:

—Ebbene, sei contenta di tuo marito?

—Più che contenta; è quello che ci voleva per me.

E mentre ciò diceva pensava in cuor suo con marcato disprezzo:

—Stupido, non si è neppure accorto, di non essere il primo!..

VIII.

Gabriele aveva lasciato Stella senza rivedere Drusiana, prima perché doveva essere per tempo a Salerno, poi perché non si attentava a chiederla in isposa, cosa che avrebbe sollevato lo sdegno di tutti i suoi parenti e specialmente della madre sua e dei fratelli.

L’aver posseduta la donna che desiderava, non aveva fatto che aumentare la sua passione; ma sperava di ritornare ben presto a Stella e Drusiana non poteva più negargli nulla, ad onta che egli non avesse mantenuta la promessa fatta.

Appena giunto a Salerno fu costretto a mettersi nei ranghi e marciare, il telegrafo annunziava che la squadra manovrante di conserva con le forze di terra, avrebbe tentato uno sbarco sulle coste cilentane ed era necessario essere pronti a difendere i punti minacciati.

I soldati partirono allegramente, non si trattava che di un finto combattimento e non pertanto regnava in tutti un grande entusiasmo.

Gabriele, che credeva di avere tempo di scrivere a Drusiana per spiegarle la sua precipitosa partenza da Stella, non lo poté quel giorno e in seguito fra le emozioni e le fatiche delle grandi manovre lo dimenticò.

Il reggimento del quale faceva parte Gabriele, restò in campagna più di un mese, poiché in quell’anno, le grandi manovre di terra e di mare durarono un bel pezzo.

Quando i soldati rientrarono in Salerno acclamati, festeggiati dalla folla, Gabriele domandò una licenza di due giorni che gli venne subito accordata.

Arrivato al paese seppe che da tre giorni Drusiana era sposa di Bianco, ne provò una gran rabbia, e si ripromise di far pagare ben cara la felicità goduta dall’uomo che le aveva rapito colei che amava.2

  1. Il romanzo usciva a puntate nell’«Indipendente» di New Haven. Nella collezione consultata mancano le puntate 1–3: il testo comincia con la puntata 4 (19 febbraio 1916). ↩
  2. Le puntate successive a questa (la 9, del 25 marzo 1916) non sono presenti nella collezione consultata; la conclusione del romanzo non risulta conservata nelle fonti disponibili. ↩

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